lunedì 23 gennaio 2012

Il vetro sfocato


Ieri ad un semaforo per un attimo ho girato lo sguardo verso l'auto al mio fianco. In un secondo ho registrato l'immagine di una donna in lacrime e di un bambino scatenato nel seggiolino dietro di lei. Istintivamente le ho sorriso anche se non credo se ne sia accorta. Non posso neppure immaginare quale dolore avesse nel cuore ma ho riconosciuto me stessa in fuga da un abitacolo troppo stretto.
 Ricordo il rientro a casa da tante serate difficili con amici o parenti, accantonati i sorrisi di circostanza e legato il bambino sul suo seggiolino lasciavo scorrere la tensione e la rabbia. Guardare dal finestrino laterale produce un punto di vista strano, molto più sfuggente, non fai in tempo a fissare un punto che già passi al successivo. Aiuta a svuotare la mente. Poi le lacrime fluiscono e annebbiano quel movimento furioso.
Mi serviva quel momento di viaggio, di esterno, di vita e di dolore corrente. Mi serviva per poter rientrare in casa scaricata dal rancore, almeno dalla maggior parte, ed essere ancora una madre.
Quella donna affranta ha improvvisamente riaperto le mie finestre del pianto, quei trasparenti e sfocati varchi verso il mondo sano, dietro i quali spiavo la gente sfuggendo le mie stanze pesanti. La mia casa era spesso il campo di una battaglia che nessuno era destinato a vincere. La mia finestra era il luogo del pianto silenzioso, soffocato, mio e solo mio. Per qualche minuto, magari il tempo di un caffè, mi allontanavo nel traffico e nei rumori dell'esistenza cittadina.
Non sono lontani quei tempi, il vetro sfocato mi aspetta sempre paziente. Come in questa giornata ventosa e obliqua, dove bello e brutto si contendono lo spazio, dove serenità e tensione sfumano l'una dentro l'altra, dove andare e restare fanno lo stesso rumore.
Il rumore di un dito che spanna un vetro.
E finalmente arriva domani.

6 commenti:

  1. che bello questo post, marzia!
    un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! Piace molto anche a me, e' un dolore che piano piano tiro fuori e curo. Scrivere e' terapeutico, me ne rendo sempre più conto.

      Elimina
  2. oh quante emozioni condivise :) vorrei riuscire anch'io a tirare fuori tutte quelle chiuse dentro, prima o poi ci riuscirò

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quel vetro rappresenta tanto di me, in questi giorni ne ho avuto ancora bisogno e tirare fuori serve per liberare un pò la vista ... e vedere il bello che sotto sotto esiste.

      Elimina
  3. meraviglioso. E forse più condiviso di quanto immagini. Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te e benvenuta, questo post lo amo in modo particolare perchè è proprio un pezzo di me.

      Elimina

Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...